Se i siti della Pa tengono lontano il cittadino
La notizia non giunge a sorpresa: l’Italia è al di sotto della media europea nell’utilizzo dell’e-government. L’e-government è quella sfera di utilizzo di internet che favorisce il rapporto tra cittadino e pubblica Amministrazione, fornendo al primo servizi, informazioni, possibilità di conoscere atti amministrativi e persino consulenze e suggerimenti utili. Quindi potrebbe essere la svolta non solo per eliminare code agli sportelli e incertezza sui risultati, ma proprio per cambiare radicalmente la concezione vetusta e inefficiente che abbiamo della PA.
Ma nonostante sulla carta la quasi la totalità dei comuni abbia un sito (ma solo il 59% di essi offre servizi per il cittadino, contro l’80 delle imprese), solo 19 italiani su cento hanno utilizzato questa opportunità nel 2007 (dati Accenture). Perché? Dato che poi contrasta con quello delle imprese italiane che, a differenza delle cugine europee, utilizza l’internet della Pa all’86 per cento collocandosi al terzo posto nella graduatoria internazionale.
Cos’è allora, che allontana il cittadino dai siti di comuni, amministrazioni centrali, enti pubblici o ministeri?
Il linguaggio usato? L’incertezza sulla riservatezza dei dati forniti? La difficoltà di accesso? La mancanza di certezza sugli obiettivi da raggiungere?
O forse, più semplicemente, perché questi siti in molti casi non sono fatti bene, in modo chiaro, con una struttura che renda la navigazione agevole e fluente?
E’ esperienza frequente di chi scrive l’incontro e il colloquio con amministratori pubblici che, nella necessità di contenere i propri budget, confessano che la prima “sforbiciata” la danno proprio al capitolo della comunicazione (e quindi siti, uffici stampa, urp e quant’altro). Ecco quindi che risparmiando sulle professionalità, qualcuno inevitabilmente ci perde. E vuoi vedere che, purtroppo, alla fine è proprio il cittadino?
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